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© Luciano Vanni - “JAZZIT"

“Si respira un forte senso d'inquietudine in “Space Between”, una sensazione di stringente tensione emotiva. Antonio Figura mette in scena quest'orizzonte espressivo nel breve e nervoso inserto psichedelico di ventiquattro secondi che apre il disco, Incipit. Segue la title track, un ottimo esempio del pensiero di Antonio Figura: poche note, struttura armonica essenziale di tipo modale, pulsazione ritmica serrata, suono asciutto del pianoforte (che fa sentire in tutti i suoi dettagli la meccanica dello strumento), prassi esecutiva basata su un interplay in perenne tensione. A dire il vero “Space Between” è un album che offre un vasto insieme stilistico. Figura ottiene questo risultato facendo intervenire l'altoista Rosario Giuliani in quattro brani e il cantante Cleveland Watkiss in due, alterando la cubatura timbrica della musica in scaletta, mettendo in risalto i groove e un notevolissimo gusto improvvisativo al pianoforte (Speak Softly), sequenze ritmiche più articolate (White Shadows), temi lirici e un incedere per ostinati e pedali carichi di tensione (Cages) e vere e proprie canzoni cantate (Speak Softly e Baobab). “Space Between” potrebbe essere considerato un concept album per concezione e carattere.  
 
© Dusty Groove America
 
“Beautiful sounds from pianist Antonio Figura – a player who's got a great sense of space here, and who really knows how to keep us waiting breathlessly for each new note! Figura's defnitely of the Bill Evans school, but also has a more modern approach too – one that draws from a real 21st Century take on jazz piano – that sense of fow, and almost blocks of sound that we love in some other contemporary pianists too. We last heard Antonio on Schema records, but this set is far more personal and poetic...”  
 
© Soweto Kinch
 
"Antonio knows how to exploit the dynamics qualities of the piano, and he honours the space between the notes. He's achieved a truly timeless trio sound that really gives your imagination space to wander.” 
 
© Alceste Ayroldi – “MUSICA JAZZ”
 
“Le folate di vento fresco sorprendono quando il mare è fn troppo calmo. Ad agitare i futti del mainstream piacione e sempliciotto o dell'abusato copia incolla, arriva il pianista e compositore siciliano che mette le mani nel suo ricco retroterra culturale fatto di tradizione ed innovazione. Un trio ad orologeria si muove senza sbavature su di un menabò fatto di ricerca, con armonie elastiche pronte a dilatarsi e rinsaldarsi attorno al drumming fremente e preciso di Salgarello, ed alla fnezza ritmica di Ambrogini. La vena creativa di Figura è presente in tutti i brani e fa coppia con la sua facilità di movimento nelle strutture modali, anche con infessioni funky e un tocco preciso e determinato. E vanno a nozze, in questo contesto, la voce accuratamente imprecisa e tagliente di Watkiss e la spigliata sonorità fuida, larga e tonda di Giuliani, che arricchiscono le melodie, sempre tenute a mente da Figura, macinate in un'improvvisazione acuta e solare che volge lo sguardo verso idiomi contemporanei ed un'espressività assai moderna.”  
 
© Gerlando Gatto - "A PROPOSITO DI JAZZ"
 
"... Ebbene in questo nuovo album Figura conferma le eccellenti doti già evidenziate nei precedenti lavori, in special modo in “Strong Place”. Il suo pianismo è sempre essenziale, scevro da qualsivoglia ricerca virtuosistica pur essendo sostenuto da una solida preparazione di base; anche dal punto di vista compositivo le sue pagine sono ben strutturate, con un preciso senso dello spazio come si evidenzia immediatamente nella “Title track”: il tema è disegnato, ma si potrebbe dire accennato, dal pianoforte di Figura sostenuto da Ambrogini e Salgarello e tutti e tre riescono a dare perfettamente il senso di cosa voglia dire il silenzio nella musica, di quale importanza abbiano le pause, di come si possa lavorare egregiamente per sottrazione. Certo, le ascendenze sono facilmente riscontrabili, da Paul Bley ad un certo Bill Evans, ma una cosa è aver studiato i grandi del passato, altra cosa è averli saputo interiorizzare per costruire un proprio linguaggio. E la sensazione, assai piacevole di ascoltare qualcosa di originale perdura per tutta la durata dell’album...” 
 
 

qualche rifessione ...

“...nel tentativo di mettere in relazione il processo di come traduco la mia conoscenza, intuizione e la sua mancanza in alcuni casi, in musica creativa, il mio primo lavoro si basa sull’acquisizione degli strumenti (tecnica, concetto, immaginazione) in modo che diventino una seconda natura, lasciando così il pensiero musicale sgombro da ogni qualsivoglia costrizione e libero di fuire. In sostanza, cerco di essere nello stesso momento “sotto controllo e fuori controllo”; avere la conoscenza, ma lasciare che la musica faccia il suo corso, lasciandola libera di informarci su come utilizzarla...”

 

 “La mente libera genera creatività e fa sì che il pensiero musicale possa esprimersi..."

 

 

Nel 2014 Antonio è stato incluso nel "Dizionario del Jazz italiano" di Flavio Caprera (Feltrinelli)  

Website by Damiano Rozzi